C'è un piatto, nella tradizione napoletana, che porta il nome di un mestiere: lo scarpariello, "il piccolo calzolaio". Un sugo rapido, sapido, fatto per essere pronto in pochi minuti — e le storie su come sia nato sono tante quante le famiglie che lo cucinano.
Cos'è lo scarpariello
Nella sua forma più diffusa è un sugo di pomodoro rapido, arricchito da abbondante formaggio grattugiato (parmigiano, pecorino o entrambi) e un tocco di peperoncino, servito su pasta corta come paccheri o rigatoni. Esiste anche una variante con pollo e peperoni in tegame, "pollo alla scarpariello", diffusa soprattutto fuori Napoli.
Perché si chiama così: le teorie
Il nome non ha un'origine certificata, e chi scrive di cucina napoletana lo sa bene: circolano più racconti, nessuno definitivamente documentato. La versione più ripetuta lo lega ai calzolai (in dialetto, "scarpari") delle botteghe del centro storico, che durante la pausa pranzo preparavano un sugo veloce con quello che avevano a portata di mano — pochi ingredienti, gesto rapido, proprio come rammendare una scarpa.
Un'altra versione racconta di un piatto "di recupero", offerto dalle trattorie ai calzolai e agli artigiani di passaggio a fine giornata, spesso pagato a offerta libera o con un piccolo lavoro di riparazione in cambio. Nessuna delle due va presa come fatto accertato: fanno parte di quella tradizione orale che a Napoli accompagna quasi ogni piatto popolare.
Un piatto di bottega, prima che di ristorante
Quello che le fonti concordano nel dire è il carattere del piatto: nasce fuori dai ristoranti, in un contesto di lavoro e di quartiere, con ingredienti sempre disponibili in una cucina di casa — pomodoro, formaggio, un filo d'olio. È cucina povera nel senso più nobile del termine: poche cose, usate bene, per sfamare velocemente chi aveva poco tempo per mangiare.
Cosa ci racconta, oggi
Lo scarpariello è uno dei tanti piatti che, come tante ricette della cucina napoletana, sono nati per necessità e sono diventati identità. È lo stesso spirito che la famiglia Golino ha portato da Napoli a Gaeta: piatti veri, gesti imparati in casa, ingredienti semplici trattati con cura.
Al momento lo scarpariello non è nel menu del Ké Eat — ma la sua storia racconta bene da dove viene la nostra cucina, e perché.
